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…E all’accatastamento ci pensa il comune!

… così si sente pronunciare da uno spot pubblicitario andato in onda i giorni scorsi sulle principali reti televisive nazionali.

Il messaggio, inviato via etere e imperniato sul fatto che "oggi tutto è più semplice…, fa riferimento alla recente modifica apportata al Testo Unico per l’edilizia DPR 380/01 dalla legge di conversione del D.L. n. 133/2014 detto anche "Sblocca Italia" in relazione ad alcuni tipi di interventi edilizi prima soggetti a Segnalazione Certificata di Inizio Attività (S.C.I.A.) ed ora rientranti nelle attività considerate di "edilizia libera" soggetti comunque alla Comunicazione di Inizio Lavori Asseverata.

In particolare tali modifiche riguardano:

  • L»art. 3 del DPR 380/01 il quale, nella nuova formulazione , prevede alla lett. b) che “…nell’ambito degli interventi di manutenzione straordinaria sono ricompresi anche quelli consistenti nel frazionamento o accorpamento delle unità immobiliari con esecuzione di opere anche se comportanti la variazione delle superfici delle singole unità immobiliari nonché del carico urbanistico purché non sia modificata la volumetria complessiva degli edifici e si mantenga l’originaria destinazione d’uso".
  • L’art. 6 che, oltre a confermare l’obbligatorietà di inviare al Comune la comunicazione di inizio dei lavori asseverata da un tecnico abilitato indicando altresì i dati identificativi dell’impresa alla quale si intende affidare la realizzazione dei lavori come stabilito nei commi 2 e 4, stabilisce al comma 5 che "Riguardo agli interventi di cui al comma 2, la comunicazione di inizio dei lavori, laddove integrata con la comunicazione di fine dei lavori, è valida anche ai fini di cui all’articolo 17, primo comma, lettera b), del regio decreto-legge 13 aprile 1939, n. 652, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 1939, n. 1249, ed è tempestivamente inoltrata da parte dell’amministrazione comunale ai competenti uffici dell’Agenzia delle entrate."

È chiaro che la norma non istituisce un obbligo ma attribuisce ai cittadini la facoltà di optare per la presentazione della "comunicazione di fine lavori" fino ad oggi non prevista per gli interventi soggetti ad edilizia libera.

La presentazione di questo documento produrrà sicuramente l’obbligo da parte degli uffici tecnici Comunali di inviare tale comunicazione agli uffici dell’Agenzia delle Entrate Sez. Territorio, operazione quest’ultima abbastanza indolore per le Amministrazioni Comunali.

Ma secondo quali schemi procedurali l’Agenzia procederà alla fase di conservazione del catasto fabbricati?

Chi provvederà a redigere la nuova "planimetria catastale"?

Quali saranno i tempi per la pubblicazione dei nuovi dati di classamento e quali dati utilizzerà il cittadino ai fini delle imposte e dei tributi nel periodo transitorio dal momento della comunicazione di fine lavori al momento del ricevimento della notifica di avvenuta variazione dei dati di classamento?

Ma soprattutto, qualora venisse meno la stesura grafica della nuova planimetria, come ci si comporterà ai fini delle verifiche previste dall’articolo 19, comma 4 del D.L. n. 78/2010, convertito nella legge n. 122/2010?

Come professionista operante nel settore mi permetto di rilevare come, sin dagli anni ’90, è in corso una fase di "esternalizzazione" delle attività catastali, prima con l’affidamento ai professionisti delle operazioni di accertamento, poi con l’affidamento agli stessi delle ulteriori procedure di qualificazione, classificazione e classamento ed infine con vari tentativi di decentramento ai Comuni che non hanno mai prodotto effetti significativi sul piano della funzionalità ovvero sul piano della semplificazioni per i cittadini.

Ad oggi la conservazione del catasto fabbricati, ovvero l’aggiornamento degli atti in seguito a variazioni oggettive, viene attuato mediante un procedimento meccanizzato che prevede l’utilizzo del programma ministeriale "DOCFA 2", previo il reperimento in loco di tutte quelle informazioni di carattere generale utili ad una corretta qualificazione delle U.I.U.. Ritengo improbabile quindi l’applicazione di una norma che produrrà ulteriore confusione e riproporrà il solito "arretrato" che pensavamo di esserci buttati alle spalle. È infatti difficile immaginare che l’Agenzia possa provvedervi nei tempi previsti dall’art. 34-quinquies della legge 9 marzo 2006, n. 80 ovvero in "30 giorni dalla data di ultimazione dei lavori".

Allo stato attuale non credo che questa norma possa essere di effettivo aiuto ai cittadini, ovvero abbia carattere "semplificativo" così come pensato dal legislatore sopratutto nell’ottica dell’imminente attuazione della riforma catastale la quale si basa su una dettagliata analisi delle caratteristiche intrinseche delle U.I.U. che non risulta possibile determinare consultando semplicemente gli atti presentati al comune ai fini dell’osservanza del D.P.R. 380/01.

In questo stesso senso si è mossa la categoria dei geometri, nella figura del presidente del C.N.G., Maurizio Savoncelli, presentando, ai presidenti delle seste commissioni di Camera e Senato ed al direttore e vicedirettore dell’Agenzia delle Entrate, una nota contenente le medesime perplessità sopra evidenziate.

 

Alberto Bonino

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