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Regime dei minimi: ma non era meglio pensarci prima?

Come noto con l’articolo 9 della Legge di Stabilità 2015 il legislatore, anche al fine di agevolare l’entrata nel mondo della libera professione di soggetti giovani, che non possono contare su di un giro d’affari adeguato a sostenere i costi amministrativi e fiscali dell’attività ordinaria, ha introdotto un nuovo regime agevolato per i lavoratori autonomi che, superando i limiti di quello che era noto come "regime dei minimi", consentisse l’avvio e la gestione della fase iniziale di un percorso professionale senza il timore di che cosa sarebbe potuto succedere nel momento in cui si fossero varcati i limiti del precedente.

Tuttavia, quello che a prima vista avrebbe dovuto essere un provvedimento caratterizzato da condizioni agevolative e di facile applicazione, si è sin da subito palesato come un complesso meccanismo in cui anche solo il calcolo del reddito da non superare per rimanere all’interno del regime avrebbe previsto il considerare soglie diversificate per tipologia di attività, coefficienti di redditività sull’attività complessiva su cui calcolare la percentuale di imposizione fiscale (cresciuta, fra l’altro, dal 5% al 15%), ridotte possibilità di deduzione dei contributi previdenziali versati nell’anno di imposta. Insomma, non l’esatto contrario di quello che era stato promesso, ma quasi…

Tant’è vero che il mese di dicembre dell’anno passato ha visto un boom del numero di aperture di nuove posizioni fiscali proprio in virtù dei timori che, ad una prima lettura, la norma in materia di nuovo regime dei minimi ispirava. Ed il suggello alla correttezza di questa interpretazione è stato impresso da un insolito comunicato del Ministero delle Finanze, diramato martedì 10 febbraio scorso, in cui veniva esplicitamente riconosciuto che "l’andamento osservato può essere stato influenzato dalla novità contenuta nella Legge di Stabilità che ha introdotto - a partire dal 2015 - un nuovo regime forfettario in sostituzione del preesistente regime fiscale di vantaggio" che però avrebbe potuto essere ancora seguito dalle partite IVA in essere al primo gennaio 2015 "ed è quindi probabile che tali soggetti abbiano anticipato l’apertura entro fine 2014, ritenendo il regime allora in vigore più vantaggioso per le proprie attività". Anche volendo essere comprensivi con le esigenze formali di un comunicato stampa del MEF verrebbe da dire che il termine "probabile" suona un tantino come provocatorio nei confronti della capacità di interpretare un fenomeno da parte dell’osservatore visto che un dato del genere (+203% su base mensile) non lo si era mai visto in tutta la pur relativamente breve storia del recente osservatorio ISTAT sulle partite IVA che fa il punto sulle dinamiche relative ai lavoratori autonomi.

D’altronde, come si è accennato poco sopra, il fatto che da un giorno all’altro l’aliquota applicata ai redditi più bassi passasse dal 5%, al 15%, con un incremento della pressione fiscale pari a diverse centinaia di euro all’anno per chi ha un imponibile fino a 15mila euro, cioè poco più di 1000 euro al mese (senza contare le trattenute previdenziali) ben difficilmente sarebbe potuto passare inosservato e soprattutto senza suscitare reazioni. Se poi si aggiunge che il regime dei minimi sarebbe diventato applicabile a tutti coloro che si trovassero a conseguire un reddito inferiore a 30mila euro, cioè il doppio dell’attuale, ed era destinato agli under 35, per incentivarne l’imprenditorialità senza dover corrispondere cifre esorbitanti all’erario nei primi anni di attività professionale (per definizione i più complicati) il quadro diventa ancor più esplicito. A oggi pare che il governo stia pensando di ripristinare il vecchio regime dei minimi e di portare la misura nel prossimo Consiglio dei Ministri del 20 febbraio. Se ciò effettivamente dovesse avvenire sarebbe da un lato la conferma di una gaffe quasi senza precedenti e dall’altra il rinnovarsi di una domanda che ormai molto spesso sorge spontanea cercando di analizzare i provvedimenti fiscali degli ultimi Governi: invece di tentare di metterci una pezza non sarebbe stato di gran lunga più conveniente pensarci prima?

 

Massimo Pipino

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