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Lo studio del geometra: il lavoro dipendente è l'eccezione, la collaborazione tra professionisti è la regola

4 ore fa
Tempo di lettura: 5 min

studio tecnico

L'Osservatorio AGEFIS pubblica i risultati dell'indagine su dipendenti, collaboratori e organizzazione del lavoro. Dove il rapporto di lavoro esiste è stabile nel 96% dei casi, e il freno all'assunzione non è la burocrazia. Ma il canale che introduce i giovani nella professione è oggi poco frequentato.


Quest'oggi Il Sole 24 Ore, con un articolo a cura della giornalista Maria Chiara Voci, anticipa i risultati dell'indagine conoscitiva «Lo studio del geometra: dipendenti, collaboratori e organizzazione del lavoro», promossa da Agefis con il supporto organizzativo di GruppoPiù e condotta nel settembre 2026 su professionisti iscritti ai collegi territoriali di tutta Italia. L'obiettivo dell'indagine era documentare una dimensione della professione raramente misurata: quante persone lavorano negli studi, con quali forme contrattuali, e quali ostacoli incontra chi vorrebbe crescere.



Il quadro che emerge è omogeneo

Il 78% dei rispondenti esercita in forma individuale, mentre studio associato e società tra professionisti raggiungono insieme il 12%. Ha almeno un dipendente il 13% degli studi e il 46% si avvale di almeno un collaboratore con partita IVA: la collaborazione tra professionisti autonomi è la forma prevalente con cui gli studi allargano la propria struttura.

L'elaborazione sulle risposte individuali mostra che, quando lo studio cresce, l'organizzazione ibrida prevale sul modello puro: quasi tre datori di lavoro su quattro combinano il rapporto di lavoro dipendente con almeno un'altra forma di collaborazione. Gli studi che hanno dipendenti e nessun'altra figura sono appena il 4%, mentre il 48% non ha nessuno: né dipendenti, né collaboratori, né praticanti.

«Questo è il dato da cui partire», commenta Mirco Mion, presidente di Agefis. «Il modello dello studio individuale ha una sua solidità, e quando gli studi crescono lo fanno combinando forme diverse di collaborazione: è una flessibilità che in un mercato ciclico come il nostro è una risorsa. Va però osservato che è un assetto costruito sul presente: regge il carico di lavoro di oggi, ma non genera da sé i punti di ingresso per chi verrà dopo. Anche per questo la direzione dell'aggregazione merita attenzione: una struttura associata amplia le possibilità organizzative e le prospettive di crescita di chi vi lavora».


Due convinzioni diffuse che l'indagine smentisce


La prima riguarda la burocrazia. Il 62% di chi non ha assunto indica ragioni di natura dimensionale o di scelta organizzativa — il carico di lavoro che non giustifica un'assunzione (32%) e la preferenza per il lavoro autonomo (31%) — mentre il costo del lavoro pesa per il 26%. Gli adempimenti burocratici, da soli, sono indicati come ostacolo principale dal 4%: meno di uno studio su venticinque.

La seconda riguarda la qualità del lavoro. Dove il rapporto di lavoro dipendente esiste, è a tempo indeterminato in circa il 96% dei casi. Il fenomeno rilevato negli studi dei geometri non è la precarietà del rapporto di lavoro, ma la sua assenza.

Il regime fiscale si conferma la variabile che separa più nettamente chi assume da chi non assume: ha almeno un dipendente il 5% degli studi in regime forfettario contro il 26% di quelli che determinano il reddito in modo analitico, e il divario resta ampio anche a parità di forma di esercizio (3% contro 20% fra i soli professionisti individuali).



Il risultato su cui il settore è unanime


Tra gli studi che hanno effettivamente cercato personale qualificato, il 92% ha giudicato la ricerca difficile o molto difficile, e il 59% molto difficile. È il risultato più uniforme dell'intera rilevazione, e non varia tra studi organizzati in modo diverso.

Vi si affianca un dato sulla formazione: il 94% degli studi non ospita alcun praticante, e chi esercita da meno di cinque anni è il 5% dei rispondenti, contro il 63% che esercita da oltre venticinque. Il canale che storicamente introduce i giovani nella professione — la formazione presso uno studio già avviato — è oggi molto meno frequentato, e i due risultati vanno letti insieme: gli studi che cercano personale qualificato lo cercano in un bacino che si è ristretto.

Il contesto esterno, del resto, è già misurabile. Gli iscritti alla Cassa di previdenza dei geometri si sono ridotti di circa il 20% in dieci anni, con un professionista in ingresso ogni tre in uscita. I dati nazionali sulle libere professioni collocano gli under 35 al 16% dei liberi professionisti, contro il 24% dei lavoratori dipendenti. Sul piano demografico, nel quinquennio 2027-2032 chi compie vent'anni sarà poco più della metà di chi ne compie sessantacinque: non è una previsione, perché chi compirà vent'anni nel 2032 è già nato, e il suo numero è noto.


Le prospettive a dodici mesi


Il quadro previsionale è di stasi: il 54% manterrà l'organico invariato, il 39% dichiara di non sapere, e le previsioni di aumento e di riduzione si compensano quasi interamente. La quota di studi che prevede di assumere per la prima volta è inferiore all'1%.

«Una professione che si interroga sulla propria organizzazione è una professione viva», aggiunge Mion. «I dati ci consegnano però un punto che non conviene aggirare: oggi sono pochi gli studi che ospitano un praticante. Gli strumenti previsti dall'ordinamento esistono; quanto siano conosciuti, e quanto siano praticabili per uno studio della dimensione media della categoria, è una delle domande che questa rilevazione lascia aperte. Riportare i giovani dentro gli studi conviene prima di tutto agli studi: è lì che si trasmette l'esperienza applicativa che caratterizza questa professione, ed è da lì che passa la capacità del settore di rispondere alla domanda che ha davanti».


I risultati completi al seminario gratuito sulla gestione dello studio del geometra


I dati dell'indagine saranno presentati e commentati nel corso del webinar gratuito «Lo studio del geometra: organizzare il lavoro, gestire le persone», in programma il 30 settembre dalle 15.00 alle 17.00, valido 2 CFP per i geometri.

Dopo i saluti istituzionali di Ernesto Baragetti, Consigliere del Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati, Mirco Mion, Presidente Agefis, presenterà i risultati della rilevazione. A seguire Gianni Marchetti, Consulente del lavoro, affronterà gli strumenti a disposizione dello studio professionale: le collaborazioni a partita IVA, il lavoro familiare, il praticantato e il tirocinio curricolare, il lavoro dipendente e l'apprendistato, con un approfondimento su inquadramento e costo del lavoro.



Gestire il personale senza sottrarre tempo alla professione


Un dato dell'indagine parla direttamente a chi il personale già ce l'ha: fra gli studi con dipendenti, la gestione degli adempimenti è affidata a un consulente del lavoro esterno nell'88% dei casi, e nessun rispondente dichiara di gestirli in autonomia con un software senza consulente. Il dato non cambia al variare del numero di dipendenti.

Agefis, attraverso il provider GruppoPiù, mette a disposizione dei professionisti un servizio dedicato per la gestione di paghe e consulenza del lavoro: elaborazione dei cedolini, gestione degli adempimenti, assistenza sull'inquadramento contrattuale e sul costo del lavoro.







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