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Per i nuovi lavori sconti al 70-85% e recupero solo in dichiarazione


donna con maglia a righe che lavora al computer


Chiusa l’era del superbonus al 90-110%. Chi attiva un cantiere avrà a disposizione sismabonus, ecobonus e bonus barriere


Un pacchetto di sconti compresi nella forbice tra il 70 e l’85%, ma anche un problema: cessione del credito e sconto in fattura sono, di fatto, possibilità non più disponibili. Chi vuole avviare lavori di ristrutturazione nel corso del 2024, dopo la cura dimagrante imposta dall’ultima legge di Bilancio, si trova di fronte uno scenario molto diverso da quello del 2023. Anche perché qualche agevolazione, come il bonus case green, è venuta meno (salvo correzioni con la legge di conversione del Dl 212/2023).


A disposizione non c’è più, come era stato l’anno scorso, un’agevolazione molto più conveniente delle altre. Così, chi si accinge ad avviare un cantiere avrà più strade davanti, come l’ecobonus o il sismabonus. E dovrà mettere in conto anche altre variabili, diventate decisive. Chi inizia un’opera di ristrutturazione pesante ha a disposizione quattro alternative, a seconda dei lavori che ha in programma:

  • Il sismabonus (fino all’85% in condominio, in caso di miglioramento di due classi di rischio sismico)

  • L’ecobonus (fino al 75% per i lavori condominiali, nel caso in cui vengano rispettati determinati standard tecnici)

  • Il bonus barriere architettoniche per alcuni lavori (si veda l’altro articolo in pagina);

  • Infine, il superbonus

In tutti questi casi, ci sono livelli di sconto molto simili. A fare la differenza, ad esempio, potrebbe essere la questione dei tempi. Tutti gli incentivi oggi in vigore, infatti, sono in scadenza nel 2024. Solo il superbonus (al 70% quest’anno e al 65% nel 2025) e il bonus barriere architettoniche sono già confermati per il 2025.


Per gli sconti in scadenza a fine 2024 bisognerà vedere quale sarà il nuovo assetto e quando prenderà forma, perché l’unica misura a regime è il vecchio bonus ristrutturazioni del 36%, oggi potenziato al 50 per cento. Vista la linea del Governo, decisamente interventista negli ultimi mesi, non è sicuro che per il 2025 ci sarà l’ennesima proroga secca. Quindi, chi avvia ora un lavoro deve essere sicuro di portarlo a termine entro fine anno. Altrimenti dovrà provare a transitare ad altre agevolazioni.


Cessione o sconto in fattura

L’altro tema riguarda la cessione del credito e lo sconto in fattura. Il 2023 era iniziato con i due strumenti ancora funzionanti; il 17 febbraio è però entrato in vigore il decreto “blocca cessioni” (Dl 11/2023), che li ha cancellati. In molti casi sono state previste eccezioni, a partire da chi aveva interventi in corso. L’onda lunga di quei casi particolari, mese dopo mese, si sta tuttavia esaurendo e oggi le cessioni sono davvero consentite in poche circostanze. Anche perché il Governo ha appena cancellato la deroga più rilevante, che riguarda il bonus barriere architettoniche, con il decreto «salva spese» (Dl 212/2023).

Chi avvia i lavori oggi, allora, può considerare solo la strada della detrazione fiscale. È un percorso che impone due requisiti: primo, avere la liquidità per pagare i lavori; secondo, avere un’imposta lorda abbastanza capiente da potervi scaricare le rate di detrazione.


Infissi e caldaie

Quanto ai piccoli lavori, lo scenario pare più lineare: la sostituzione di infissi e caldaie tornerà a passare principalmente dall’ecobonus del 50-65% in detrazione.

Senza sconto in fattura e senza la chance del bonus barriere per gli infissi, non ci sono molte alternative, a parte il del 50% ordinario per le ristrutturazioni. Con un problema in più: da marzo bisognerà fare i conti con la ritenuta sui bonifici, potenziata dall’8 all’11 per cento.


Gli altri bonus

Ultima nota per i bonus scaduti o tagliati dalla legge di Bilancio. È scaduto il bonus case green, la detrazione Irpef del 50% dell’Iva versata per l’acquisto entro il 31 dicembre 2023 di immobili residenziali in classe energetica A o B. Mentre per il bonus mobili (anche questo confermato al 50% per tutto il 2024) il tetto di spesa massima su cui calcolare la detrazione scenderà da 8mila a 5mila euro. Riducendo, di fatto, l’agevolazione che è possibile incassare.

Fonte: IlSole24Ore

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